PMA
Diritti e salute
Vent’anni fa nasceva la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita (PMA). Una legge pensata male e scritta peggio, fatta di divieti, esclusioni, umiliazioni.
Ha vietato la diagnosi preimpianto alle coppie portatrici di malattie genetiche. Ha spinto centinaia di famiglie all’estero. Ha imposto barriere ideologiche alla salute riproduttiva. Solo la Corte Costituzionale, a colpi di sentenze, ha smantellato un pezzo alla volta i suoi divieti più crudeli.
Ma non è finita. Oggi in Italia accedere alla PMA è ancora un privilegio per chi può permetterselo. Per le donne single e le coppie composte da due donne resta un miraggio. Per chi vive al Sud o lontano dai centri pubblici, un viaggio obbligato. E la salute riproduttiva, così, diventa una lotteria territoriale.
La proposta del Partito Democratico parte da qui: abrogare la legge 40 e scrivere una norma nuova, giusta, laica, scientifica. Una legge che garantisca l’accesso alla PMA a tutte le persone maggiorenni, senza discriminazioni, chiarisca lo status dei figli nati, regoli in modo trasparente le donazioni, riconosca il lavoro di ginecologi, embriologi, psicologi, genetisti.
Non è un dettaglio tecnico, è una scelta politica. Significa dire che il futuro non si costruisce con i proclami sulla natalità , ma togliendo ostacoli e restituendo dignità . Che la salute riproduttiva è un diritto, non un privilegio. Che è tempo di essere genitori senza paura, senza pregiudizi, senza barriere.
